Fuori casa senza glutine

Martina, studentessa celiaca, ci racconta come vivere il senza glutine fuori casa.

Potete leggere l’introduzione all’intervista di Martina su  … con ingegno senza glutine

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Ciao Martina, raccontaci qualcosa sulle difficoltà che incontra una persona celiaca mangiando fuori casa.

Allora.. Rispetto a 10 anni fa, ora quasi tutti sanno cos’è la celiachia, le persone sono al corrente di cosa vuol dire e dei rischi che si corrono.

Spesso però ho riscontrato leggerezza nell’affrontare il problema della contaminazione, in ristoranti non approvati AIC mi è stato detto che loro non si assumevano responsabilità della contaminazione e che la responsabilità era la mia.

Non mi lascio demonizzare dal glutine, ma bisogna sapere se si rischia di star male e come si sta male.
La cosa purtroppo può condizionarti una serata con gli amici.

In che modo?

Se si esce con amici in ristoranti o pub ci si puo sentire un peso, può capitare e può essere un ostacolo dal punto di vista psicologico. Tutto dipende dalla compagnia che frequenti, non tutti gli “amici” capiscono le nostre limitazioni a volte le scambiano per un eccesso di protagonismo, per un voler condizionare le scelte….

Come vivi il problema delle contaminazioni?

Io non ho mai sgarrato volontariamente, in questo sono molto rigorosa.

Scelgo se possibile ristoranti e locali aderenti a AIC in altri casi mi fido basandomi su quanto le persone si dimostrano preparate e attente all’argomento. Per esempio apprezzo i ristoranti che portano piatti di colore o forma diversi per il celiaco o che segnano il piatto caratterizzandolo. Mi sento molto sicura con questo metodo.

Segnare il piatto credo sia molto importante, in cucina lavorano molte persone, non solo il cuoco, anche il personale di sala potrebbe contribuire alla contaminazione. La fretta nel servizio al tavolo é il peggior nemico del celiaco fuori casa, a volte non ci si sente abbastanza considerati e personalmente mi capita di temere che i camerieri confondano le portate.

Una volta nonostante l’avessi ripetuto 3 volte di controllare un piatto, sono stata “avvelenata” con una cotoletta che mi era stata garantita per celiaci. Non do necessariamente la colpa al cameriere, ma qualcosa in quel caso in cucina non ha funzionato, qualcuno ha sbagliato nel meccanismo di controllo, e purtroppo quando se ne sono accorti io ne avevo mangiata già metà.

E non sono l’unica a cui è successo, spesso si fanno errori con i dolci o con i cestini del pane; bisogna comunque porre molta attenzione a livello personale e non stancarsi o intimidirsi mai di chiedere più volte la garanzia sul cibo che ci stanno servendo.

L’ attenzione e l’informazione del personale del locale devono essere la prima cosa, soprattutto perche non si conosce il grado di reazione all’intolleranza di ognuno e anche i celiaci cosiddetti asintomatici se sgarrano vanno incontro a problemi serissimi per l’organismo.

Credo sia importantissimo il “passaparola tra celiaci”, quando provo un nuovo ristorante o locale ho sempre qualche “collega” a cui comunicare le mie impressioni su come mi sono trovata e sulla mia esperienza in generale, questo scambio di opinioni mi è stato tanto utile per non rischiare di incappare in qualche fregatura!

Apprezzo molto i gestori che mi chiedono un’opinione diretta dopo aver provato qualche piatto o stuzzichino, penso sia fondamentale ringraziare chi si è reso particolarmente disponibile a venire incontro alle mie esigenze in modo professionale così da dare uno stimolo ad entrare nel team AIC!

Report di Carlotta Corvi e Simone Eder con la gentile partecipazione di Martina Corvi

www.shimejicreatives.com